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Lucas Martínez, la filosofia dell’anticonformista


Lucas Martínez, un giocatore che fin da piccolo aveva il sogno di raggiungere uno dei grandi d’Europa, uno dei pochi che, tenendo conto del suo futuro, avrebbe giocato nelle tre grandi Leghe europee. Da qui la carriera di un’atleta segnata dalla filosofia del “sempre di più”.



Mendocino, classe 1988, all’età di 3 anni indossava già i pattini che gli aveva fatto il nonno. Quest’ultimo gli ricavò da vecchie scarpe alle quali aveva aggiunto delle piastre fatte da lui stesso. Ben presto i suoi genitori lo portarono al Petroleros YPF, un importante Social Club della provincia del Vento Zondadove tra gli altri sport si gioca l’hockey su pattini. Lì Lucas trascorse gran parte della sua infanzia sempre con i pattini a dorso.


Considerato un uomo fortunato per la famiglia e gli amici che la vita gli ha donato, sottolinea il fatto di avere al suo fianco Macarena, l’amore della sua vita, una moglie che lo sostiene fuori dalla pista, lì dove è sempre necessario l’affetto e il pensiero realistico, a volte critico, di una che vuole vederlo solo trionfare. Ed è nella sua vita che “Maca”, così conosciuta, merita un capitolo speciale nella sua storia, o forse più di uno.



Petroleros YPF è stato colui che gli ha dato la possibilità di raggiungere la prima squadra, un’entità con la quale ha vinto due volte il Campionato Sudamericano dei Club nel 2009 e 2013, anno in cui sarebbe anche riuscito a sollevare il trofeo di Campione Argentino dei Club emergendo come “capocannoniere e MVP” e Lega Nazionale Argentina.

Dalla Lega Mendocina è passato a uno dei grandi campionati argentini, quello della provincia di San Juan, dove ha brillato con la maglia de Social, il "Decano dell'hockey Argentino", raggiungendo il campionato nazionale nel 2010 e 2014.

Da quel momento in poi l'Europa avrebbe conosciuto il talento di Lucas Martínez, prima in Francia, dove giocò a Quevert, da lì alla Lega Spagnola dove giocò nelle squadre Maçanet (Catalogna) e Alcoy (Comunità Valenciana). Dopodiché la sua prossima destinazione sarebbe stata l'Italia, alla guida della squadra di Monza, una città che riapparve in A1 con una "stecca d’oro" di Lucas come massimo capocannoniere della Lega Italiana 2015/2016.

Da qui due destinazioni fugaci in due referenti dell'hockey italiano; Follonica e Breganze riuscendo a vincere la prestigiosa "Coppa Italia" con entrambe le entità nelle stagioni successive. Non ci vorrà molto tempo per un'altra possibilità di continuare a crescere in una delle principali società di hockey italiane, l'Amatori Wasken Lodi, attuale leader della Lega italiana.




Ma quando si tratta di maglietta Lucas Martínez non nasconde l'orgoglio che significò indossare la maglia argentina e rappresentare il suo paese, squadra con cui ha vinto 2 Campionati Panamericani e una Coppa delle Nazioni, con la Coppa del Mondo come uno dei suoi principali conti in sospeso con questo sport.


Per questo Mendocino, l'hockey è uno sport con un'estetica enorme “è bellissimo, suscita passioni e ti fa sognare e lottare per un obiettivo. È uno sport che è cambiato così tanto negli ultimi anni; ad oggi il talento non è più abbastanza, ma si deve lavorare duro e avere un'importante condizione fisica”.


Come quasi tutti, aveva anche lui un idolo, Francisco Marroco, meglio conosciuto come “Panchi”, che Lucas Martínez ha sempre visto come il suo giocatore esempio: "forte, veloce, intelligente, tecnico e deciso, come lui stesso lo descrive". Anche se i suoi grandi riferimenti nella vita sono suo padre Nestor e suo fratello Julián, due persone con un carattere simile che, come ci dice, “non si arrendono mai, lottano sempre per ciò che vogliono e che sono un modello di fronte alle avversità, per loro esiste solo il lavoro e la tenacia, valori che voglio trasmettere ai miei futuri figli”. In breve, una famiglia in cui l'hockey ha sempre avuto un ruolo importante, anche per sua sorella Paula, il grande talento dei Martínez, "una crack".


Quando è il momento di parlare di hockey italiano, Lucas è chiaro: “lo trovo bellissimo è un hockey molto tecnico dove tutti giorni possiamo imparare delle piccole cose tecniche che magari da piccolo nessuno ci ha insegnato, dal tiro, tiro spazzato, tiro di prima, frenare in cristiana, mezza cristiana, efficacia nei passaggi, ganci, etc. L’hockey italiano ci da questa perfezione. E anche i suoi allenatori, a volte ex giocatori storici, che ci aiutano a imparare”.




Ma il percorso di questo atleta verso l'élite mondiale non è stato facile e il suo segreto è stato quello di non accontentarsi mai di ciò che si raggiunge, senza dubbio un esempio per i giovani che intendono raggiungere l'hockey nel vecchio continente, “non voglio cadere nelle solite parole da libro ma avere la fame, la voglia di imparare, evitare gli eccessi nel senso che io tutta la mia vita sono stato un professionista anche se non venivo pagato. Credo molto nel lavoro e anche ora a 31 anni mi sforzo tutti giorni per continuare a crescere come giocatore sia a livello fisico, tecnico o mentale”. Perché il suo modo di intendere lo sport è quello del costante miglioramento, una filosofia che persegue sin dal suo inizio e che è rappresentata nella figura di sua madre, che a distanza lo motiva sempre a realizzare i suoi sogni. "Grazie Silvina".



Foto:

Roberta Mirabile

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